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Sulla sentenza del Tar

Veramente non capisco che cosa ci sia da stracciarsi le vesti dopo la sentenza del Tar.

Mi limito ad annotare che l'ora di religione ha delle problematiche: il voto; la qualità del voto; la copertura degli alunni.

Il voto dell'ora di religione finora è espresso con i voti "generici", al contrario di quanto avviene per le altre materie. "Avvenire" dice che una commissione paritetica Ministero dell'Istruzione-Cei ha deciso di passare ai voti numerici, previo parere favorevole (se ci sarà) del Consiglio di Stato. Bene, rimangono gli altri due punti.

La qualità del voto. Onestamente so, da alunno interessato che aiutava la prof al liceo, che il voto di religione è un voto "buonista": a memoria d'uomo, mai una volta ho visto un'insufficienza, e posso supporre che in tutta Italia siano molto poche. Dare pur una sufficienza a uno che se ne frega completamente e magari usa l'ora di religione come "momento libero" per ripassare altre materie o per giocare con le palline di carta, mi pare assolutamente penalizzante per chi partecipa all'attività.

Quanto all'ultimo punto, beh, per quanti alunni possano scegliere (per volontà o per consuetudine) l'ora di religione, non si arriva mai a una copertura totale. Quindi, se dovessimo assecondare la volontà della Cei, ci ritroveremmo con una scuola "a geometria variabile": ossia, alcuni alunni per cui conta un voto in più, per altri, cioè per chi non frequenta, no.

Che fare? A mio avviso, le soluzioni sono tre:

a) se si vuole che l'ora di religione conti, i primi due punti devono rispondere a intransigenti caratteristiche, ossia voti numerici e voto opportunamente dato, e si può anche tollerare una geometria variabile, che sia rigorosa e non una "furbata" per alcuni e una "rapina" per altri;

b) si cambia e si istituisce un'ora obbligatoria di "storia delle religioni", magari in stretto contatto con storia e filosofia, come studio del pensiero umano;

c) si accetta la sentenza, zitti e mosca.

In conclusione, vorrei chiedere alla Cei un po' di coerenza: o si chiedono più risorse per le paritarie cattoliche e si concentra l'attenzione su quelle (e la scuola statale rimane all'esclusiva attenzione dello Stato), oppure si partecipa soltanto al bene della scuola pubblica. Avere la botte piena e la moglie ubriaca, da parte della Chiesa è un comportamento da ipocriti opportunisti. Lo dico a malincuore, ma lo dico.

Pubblicato il 12/8/2009 alle 14.41 nella rubrica Qui Italia.

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