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Bene Obama, ma è tutto da verificare

Io ho creduto in Barack Obama fin dal tempo delle Primarie, ergo sono contento che lui ce l'abbia fatta. C'era bisogno di sparigliare le carte, di mettere in circolo un po' di aria nuova; Barack per quello che è e che rappresenta, era l'uomo giusto per questo scopo. Ma parole come "democrazia" o "cambiamento" presuppongono, prima di tutto, la realizzazione di fatti concreti, ed è qui che il nuovo presidente degli Stati Uniti sarà da verificare, e quindi da giudicare. Personalmente credo che ci sarà una svolta rispetto all'amministrazione Bush (per inciso: è obbligatoria) nelle forme e, spero, nella sostanza, ma attenzione a quale cambiamento noi pensiamo: il cambiamento che spinge tante persone a lottare è essenzialmente utopico, di matrice idealista; Obama però, nei momenti della verità, dovrà necessariamente (lo impone il ruolo e la responsabilità del governo) attingere a un cambiamento che abbia l'erba sotto i piedi, ossia non potrà esimersi dall'essere pragmatico. Ciò significa che chi si aspetta tutto un fiorire di rose e viole rimarrà deluso, perché ci saranno momenti in cui si avvertiranno scricchiolii nella fiducia verso di lui da parte di alcuni. E allora sarà evidente che l'essenza di ciò che si è e di ciò che si rappresenta (l'essere il primo nero alla Casa Bianca, in questo caso) non è garanzia di successo.

La vittoria di Obama, al momento, è una buona partenza, per gli Usa. Non per noi, perché potremo godere dei frutti di una sua eventuale buona amministrazione come riflesso sul mondo nel merito delle scelte fatte. Dunque, che questo fatto ricadrà positivamente nell'immediato sull'Europa e sull'Italia, è roba tutta da ridere; in particolare, che la vittoria di Obama preluda a un riscatto delle sinistre europee. Chi non è miope ed è abbastanza realista, sa benissimo che ognuno è fabbro del proprio destino, e alla nostra politica ci vuole molto di più di un fattore esterno, pur importante come l'elezione di un presidente democratico (quindi di centrosinistra, secondo gli schemi tradizionali) alla Casa Bianca. Per una ragione ben precisa, a mio avviso: mi pare che in Italia non esista niente di paragonabile al "sogno americano", e che invece la buona tradizione nostrana presupponga riconoscimento e onore nel merito delle cose fatte, dell'impegno nel lavoro, e richieda uno schieramento che sia popolare non su base mediatico-comunicativa, ma sulla base della rofessionalità e del rapporto vero, autentico, con le persone. Su questo campo, il centrosinistra italiano deve regolare perbene le frequenze, e chiudere una pagina di fatti e personaggi che hanno dimostrato poco o niente.

Pubblicato il 5/11/2008 alle 20.4 nella rubrica Around the world.

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