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Perché attaccare ancora Prodi?

Si può anche prendere atto del dietrofront del senatore Tonini, tuttavia non ha smentito l'intervista con cui sostiene che il "governo di centrosinistra", non la "maggioranza di centrosinistra", è causa dell'autoritarismo di Berlusconi. Tonini quindi, sia sincero fino in fondo: non è vero che i veltroniani difendono Romano Prodi, anzi, semmai, è proprio vero il contrario. Attaccare Prodi è l'unico appiglio rimasto a Veltroni per legittimare la propria posizione e per coprire in modo affannoso il vuoto di progetto di questo Pd. All'anti-berlusconismo hanno sostituito l'anti-prodismo. Scaricare addosso a Prodi tutte le responsabilità del proprio fallimento è un giochino facile. Che poi non è neanche vero, perché criticare l'irresponsabilità e la litigiosità di quella coalizione è cosa buona e giusta, ma non ha verità alcuna dire che il governo Prodi non ha deciso, favorendo se non la propaganda proprio di Berlusconi.

Io però non ne capisco la logica. Perché attaccare Prodi se il Pd è stato abbondantemente presente in quel governo con 17 ministri? Perché attaccarlo, pur essendo Prodi il presidente del Pd fino a poco tempo fa, nonché il fondatore? Non capisco, non c'è una logica, anche se però ho capito le intenzioni dei veltroniani. Io non ci sto. A questo punto, per me i punti fondamentali diventano tre: mi unisco alle parole del mio conterraneo Paolo De Castro, invocando anch'io le dimissioni di Veltroni; rilancio sul bisogno di un congresso; non vado alla manifestazione del 25 ottobre a Roma, preferendo dedicare quel giorno al servizio civile. Ne ho le palle piene di Veltroni!

Pubblicato il 30/9/2008 alle 13.18 nella rubrica Partito Democratico.

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