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Rimpiangendo Visco

Fra i ricordi e i simboli dell'epoca unionista c'erano Vincenzo Visco e la sua lotta all'evasione fiscale. Visco, insieme a Romano Prodi, è stato il capro espiatorio per giustificare la sconfitta alle elezioni; si è detto che quei modelli non potevano funzionare, rappresentavano una storia vecchia da cancellare, e sono finiti quindi nel repulisti generale in seguito all'avvento della nuova stagione veltroniana. Ciò avrebbe comportato conseguentemente la declinazione di un modello alternativo da parte del Pd. Ma a parte il noto caposaldo (la rottura con la sinistra) della "vocazione maggioritaria" come autosufficienza - poi abbandonato senza pietà dagli stessi attori/sceneggiatori che avevano scritto e interpretato il canovaccio -, non è stato impostato in concreto nessun modello che fosse "quello del Pd". Siamo praticamente in mezzo al guado dopo la proposta del "patto tra produttori" di Veltroni, tanto declamata in campagna elettorale quanto mai declinata concretamente. Alcuni tra le nostre fila si interrogano, altri se ne fregano, mentre terzi si danno addirittura all'ammirazione delle teorie di Tremonti (proprio quel Tremonti che avevamo insieme combattuto per la cattiva pratica al governo).

Io, da parte mia, non ho mai smesso di rimpiangere Visco (oltre che Prodi). Il suo male - che poi male non è - è stato quello di un atto di generosità, di voler scrostare l'Italia dalla anormalità (diventata normalità) dello "star fuori le regole", dell'uguaglianza del motto "pagare tutti, pagare meno", che è poi la vera prova della solidarietà e dell'unità dell'Italia oltre i rituali discorsi sullo Stato e sulla Costituzione. Chi lo criticato e lo ha accantonato (destra e sinistra), lo ha fatto in maniera del tutto subdola e cinica: ha ripreso quel motto cambiando la posizione dei fattori, facendo uscire fuori un poco convincente "pagare meno, pagare tutti", non sapendo però che non esisteva per questo la proprietà commutativa. In tempi di coperta sempre più corta, "far pagare meno" è solo un vecchio miraggio. Prova ne è che fino al 2012 non ci sarà nessuna possibilità di diminuzione delle tasse, a dispetto degli slogan della destra, che ora tenta di rifugiarsi in un poco eroico "non ci saranno nuove tasse" (non era questa la promessa). Con il crollo del gettito sull'Iva, Berlusconi e Tremonti se ne accorgeranno ancora di più. E ce ne accorgeremo anche noi: perché, dato il "pagare meno, pagare tutti", se non si paga meno, non pagheranno tutti. Insomma, pagheranno sempre i soliti, che però non sono tutti...

Pubblicato il 6/8/2008 alle 11.37 nella rubrica Partito Democratico.

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