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Caso Englaro, dal Pd una posizione saggia

Nella votazione alla Camera riguardo il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, il Pd ha espresso una posizione equilibrata e saggia, che spero possa preludere a una risposta seria. Al di là di come la si pensi, il miglior modo per ridicolizzare la storia di Eluana Englaro e di altri casi simili era proprio quella di portare la questione da una discussione pacata e meditata ad uno scontro fazioso tra stesse istituzioni dello Stato; uno scontro utile a dividerci ancora una volta in strumentalizzazioni politiche ma certo non a concentrarci nell'offrire una risposta ponderata e, possibilmente, condivisa, per colmare un vuoto della legislazione italiana. Perché, non si dimentichi mai, i mille parlamentari nominati a Roma non sono pagati per passare il tempo in discussioni d'èlite, ma per trovare soluzioni concrete, in particolar modo quando ci si trova a "giocare" sulla pelle delle persone. Non partecipando al voto quindi, il Partito Democratico si è assunto il ruolo di forza responsabile. Di fronte, infatti, a un suo stesso vuoto, la politica non può pensare di prendersela con la magistratura, obbligata a dare una sentenza, ma con sè stessa, perché il primato del legislatore non può essere imposto se non dal legislatore stesso.

Ora è bene che si calmino le acque e si pensi ad avviare una discussione su una possibile soluzione - può essere il testamento biologico - che dia precise garanzie al cittadino e offra limiti e responsabilità per legge. Ma nel fare questo, nessuno pensi di avere la verità in tasca, perché come uomini siamo passibili di errori, consci che riportare nello spazio di una decisione la riflessione sull'essenza della vita e della morte è cosa molto difficile e che richiede in profondità il nostro impegno e la nostra volontà, libera da vincoli di schieramento, per riuscire a capire, se non la strada giusta in assoluto, almeno quella migliore al momento.

In modo particolare sul caso di Eluana Englaro, personalmente credo che, anche se è vero che in altri tempi la morte naturale sarebbe coincisa prima di un intervento umano, oggi, grazie al supporto della scienza, come uomini dobbiamo sentirci, in assenza di una chiara volontà del paziente stesso, a proseguire l'assistenza in nome della fratellanza e della carità, laddove non si registri il caso di accanimento terapeutico. Non si può, infatti, chiamare in causa le potenzialità della scienza a noi concesse soltanto nei momenti in cui essa fa comodo per simboliche battaglie di parte.

Pubblicato il 31/7/2008 alle 16.54 nella rubrica Partito Democratico.

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