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Innoxius
13 ottobre 2008
Bene Delbono, bene soprattutto Primarie aperte

Questo è un blog modesto, ma ogni tanto ha delle intuizioni che si realizzano e io mi prendo tutta la vanteria per sottolinearlo. Così, nell'asse degli idealisti contro i cinici ipotizzai Veltroni come possibile leader (anche se, ahimè, leader è diventato, ma con un indirizzo diverso da quello da me immaginato); rischiai di non iscrivermi al Pd ma effettivamente De Maria divenne segretario provinciale; da ultimo, quando mi si chiese la mia alternativa a Cofferati per Bologna, la mia risposta malcelata fu di indicare proprio quel Flavio Delbono che si candiderà alle prossime Primarie. Se non ho doti di indovino, poco ci manca... (sarà perché ho a casa il calendario di Frate Indovino?... battutaccia...)

Quindi, la mia preferenza già la sapete. E lo dico subito, non è perché Delbono sia un prodiano (non sapevo neanche fosse prodiano, all'epoca), ma perché ha un curriculum non da poco.

Bene Delbono, dunque (per il sottoscritto, ovviamente), bene soprattutto Primarie aperte. Il fatto che all'orizzonte si confrontino più candidati di peso significa che nel sottobosco ci sono risorse da liberare (non ne avevo dubbi, il punto è se sarebbero state liberate). Bene il fatto che la maggioranza che ha sostenuto Cofferati subisca un rimescolamento; lo dico con un intento positivo, sicuro che ciò non potrà che giovare al partito (più competizione prima, vince il più "forte", mugugni minori, più uniti alle elezioni) e a Bologna (discussione senza ideologie sulle criticità della città, analisi seria e critica sull'operato e sul modo di porsi di Sindaco e Giunta).

Male se qualcuno pensa che con un Delbono che va, c'è una Draghetti che viene, solo perché non ci sarebbero ai vertici politici di provenienza diessina. A me è stata fatta una barba così per avere detto la mia su Internazionale e Feste de l'Unità, ora voglio proprio vedere dove starà di casa la coerenza, di fronte all'appello di non guardare indietro alle vecchie appartenenze (che certamente respingo, perché, se pretendo il cambio di nome alle feste, è proprio perché guardo avanti e non indietro).

Come ho già avuto modo di dire, tutto dipende dalla lungimiranza che si vuol mettere in campo e che finora è mancata.




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10 ottobre 2008
Per Bologna si apre una nuova (possibile) opportunità

Non voglio commentare più di tanto su Cofferati; per me è quello che è, la mia opinione è nota. Senza fare dietrologie sul vero motivo, dico solo che già dopo un anno dal suo mandato, l'Udeur, in un'assemblea pubblica a cui ebbi modo di partecipare, denunciò la condotta del Sindaco di Bologna che considerava la città soltanto come una rampa di lancio. Vero che sia o no, mi fa piacere che più di qualcuno, spero, aprirà gli occhi per diversi motivi. Si spera anche che possa aprire la mente. Questo perché il nostro partito nel suo insieme ne esce fortemente ridimensionato, ma più di tutti chi fino ad ora ha appoggiato - o addirittura è corso a fare una vera e propria proschiunesis - Sergio Gaetano Cofferati da Cremona. Qualcuno ha detto che adesso le minoranze non hanno più scuse. Io invece credo che sia la maggioranza a doversi spingere in una approfondita riflessione, respingendo tentativi di andare dritti comunque, magari proponendo candidati dalla sera alla mattina. Sia chiaro, no alle prepotenze! Forse, anzi senza forse, è venuto il momento di discutere in profondità, e di collaborare, previa costruzione delle condizioni. Credo che a questo punto la convocazione di assemblee cittadina e provinciale congiunte sia indispensabile, e la parola venga data ai militanti, perché finora si è prescisso molto dal coinvolgere la base.

L'uscita di scena di Cofferati pone l'opportunità di parlare di Bologna, dei progetti per la città, a dispetto del "Cofferati sì, Cofferati no" coltivato finora. Bologna ha degli snodi cruciali da affrontare, anche critici, nonostante la dirigenza del Pd bolognese finora si sia impegnata in continue esorcizzazioni di una vera o presunta crisi del capoluogo. Parliamone. E se mi si concede, pensare di andare oltre l'albo degli iscritti per quanto concerne le Primarie, sarebbe una mossa intelligente. Tutto dipende dalla lungimiranza che si vuol mettere in campo e che finora è mancata.




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28 agosto 2008
Opposizione: ora o mai più

Il 13 e 14 aprile più di un Italiano si tre ha investito la propria fiducia per il futuro del Paese sul Partito Democratico. Ciò non è purtroppo bastato per vincere le elezioni, e i cittadini hanno voluto affidarci il ruolo dell'opposizione; un ruolo comunque di notevole importanza e di grande responsabilità in un momento in cui l'Italia necessita di riforme strutturali e di scelte strategiche, talvolta anche impopolari.

Il Partito Democratico ha tutte le carte in regola per costruire in Parlamento un'alternativa riformista forte al governo della destra, essendosi inoltre dotato di due strumenti molto validi: il programma presentato in campagna elettorale, finalmente redatto senza bilancini e mediazioni estenuanti; il "governo ombra", una felice intuizione di Walter Veltroni.

Crediamo tuttavia che il PD debba avere più coraggio e più grinta nello svolgere il suo ruolo di opposizione: non si può pensare di vivere di rendita, aspettando i passi falsi del governo e limitandosi a dare un giudizio sui provvedimenti di volta in volta presentati dalla destra; pena correre il rischio che il "governo ombra" sia molto ombra e niente governo. Occorre che il PD recuperi le buone proposte contenute nel proprio programma e, coadiuvandosi con le altre forze di opposizione, inizi a dettare l'agenda al governo, ad individuare soluzioni e tematiche che possano spiazzare la maggioranza, a lanciare la sfida riformista e non a ricevere il guanto della sfida; una sfida su cui tutto il partito deve procedere speditamente, con una linea comune e condivisa.

C'è assoluto bisogno, infatti, di un'opposizione forte e propositiva di fronte a una maggioranza che fatica a trovare risposte convincenti per il Paese e che nella sua azione di governo mostra molte ombre e rare luci. Da una parte la destra sembra percorrere il sentiero già tracciato dal Governo Prodi su alcune questioni (il "pacchetto Amato" sulla sicurezza, il pareggio di bilancio nel 2011), ma dall'altra parte essa dimostra di procedere con soluzioni estemporanee e dettate dalla demagogia, piuttosto che pensate razionalmente e davvero efficaci: è il caso dell'istituzione del reato di immigrazione clandestina, una misura che avrà l'uncaconseguenza di ingolfare ancora di più la macchina giudiziaria e rendere più difficili le espulsioni; citiamo anche l'accordo tra Governo e Abi (associazione delle banche) sui mutui, il cui effetto sarà quello di allungare le rate e le spese dei consumatori a tutto vantaggio delle banche, o il rinvio della class action, cioè della misura volta a difendere i risparmi dei consumatori.

Di più, nel proporre alcuni provvedimenti, la maggioranza di destra dimostra maggior interesse per gli affari personali del Presidente del Consiglio (lodo Alfano, emendamento "Salva-processi", intercettazioni, scontri con la magistratura), piuttosto che per le questioni che stanno davvero a cuore ai cittadini Italiani (salari, pensioni, costo della vita, precarietà del lavoro). La destra, insomma, si dimostra brava soltanto negli annunci, ma non nella sostanza delle cose. L'esempio più eclatante è quello sulla sicurezza: a fronte di una campagna elettorale tutta incentrata su questo tema, la manovra finanziaria del governo dispone un netto taglio di tre miliardi di euro alle risorse per le forze dell'ordine, tanto da indurre la stessa Ugl (il sindacato vicino alla destra) ad affermare che «le promesse non sono state mantenute».

Noi sappiamo invece che l'Italia non ha più tempo da perdere, si devono assumere decisioni lungimiranti se vogliamo che il nostro Paese riesca a diventare protagonista e competitivo nel mondo, solidale e giusto al suo interno. I prossimi anni che ci attendono sono anni in cui occorre indirizzare tutte le energie a favore di una trasformazione radicale dell'Italia. Per questo servono alcune misure urgenti da prendere:

a. occorre creare uno stato sociale equo e solidale, davvero a misura di cittadino, in cui siano eliminati gli sprechi; bisogna puntare sul sostegno alla maternità e alla famiglia, sulla sicurezza e la garanzia del lavoro (stop alla precarietà e ammortizzatori sociali), sull’aumento dei salari; nel contempo è necessario che sia innalzata la produttività del lavoro in Italia;

b. la Scuola e l’Università sono i centri dove si formano i futuri cittadini. L’Italia ha necessità di investire sull’istruzione, sulla formazione e sulla ricerca scientifica, pena la perdita di competitività delle aziende italiane nella competizione globale;

c. è necessario proseguire con il piano di liberalizzazioni iniziato da Romano Prodi e dal suo governo; l’apertura dei mercati e la competizione di più offerte servono infatti all’innalzamento della qualità dei servizi e all’abbassamento dei costi;

d. bisogna definire un piano strutturato sull’energia, per ridurre l’eccessiva dipendenza dell’Italia dal petrolio; in questo senso è utile investire sulle fonti rinnovabili (solare, eolico) e sulla ricerca di fonti di energia alternative.

Consapevoli delle sfide che ci aspettano, con questo documento noi intendiamo sollecitare il Partito Democratico nella sua azione riformista e di opposizione in Parlamento e nel Paese, sapendo inoltre che esso deve risolvere definitivamente il deficit nella comunicazione attraverso un'opera di informazione capillare ed una discussione quotidiana con i cittadini.

I promotori del documento: Unione Comunale PD di Anzola dell'Emilia, circolo "Anzola C'entro" (capoluogo), circolo "di Santa Maria" (Ponte Samoggia, Castelletto, Santa Maria in Strada), circolo "Magoni-Berselli" (San Giacomo del Martignone), circolo "XIV ottobre" (Lavino di Mezzo)




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7 agosto 2008
Come volevasi dimostrare...

Quando il nuovo è pensato razionalmente non si devono avere remore ad intraprendere la strada del rinnovamento e del cambiamento. I fatti lo dimostrano, sempre.

Il Partito Democratico è una cosa nuova, ed è stata pensata razionalmente. Se lo si fa funzionare a regime per come è stato pensato, funziona. Se lo si vuole troppo ancorato a quello che pensiamo noi, resta solo una revisione di una cosa vecchia.

Prendo spunto da questo pensiero per dire con molta contentezza che chi aveva paura che il cambio di nome delle feste portasse un qualcosa in meno al partito, è stato letteralmente smentito. Almeno per quel che concerne la Festa di Bosco Albergati: più incassi e più presenze dell'anno scorso!

Le Feste de L'Unità hanno dato molto alla sinistra italiana; ma oggi c'è un partito nuovo, di centrosinistra. E le feste che vengono adesso non daranno di meno di ciò che hanno dato quelle di ieri; anzi, si può scommettere che daranno di più.

Per mantenere l'ancoraggio al passato si è ricorso a tutto, al paragone con la Nutella fino a motivi pseudo-filosofici (dimensione dell'essere?!). Ma non è la marca a fare la qualità di un prodotto, se non la qualità stessa. Come si suol dire: non è l'abito che fa il monaco.

Dopo questa prova provata, vorrei sperare che gli irriducibili a Bologna vogliano convincersi di ciò e che dall'anno prossimo anche a Bologna le Feste de L'Unità siano un ricordo del passato, bello ma pur sempre del passato. In caso contrario avranno perso di sicuro un volontario, che ha scelto di aderire al Partito Democratico, ossia Pd senza la "s", non ai Democratici di Sinistra. Altrimenti, mi sarei contentato di rimanere nella pur ingloriosa Margherita.




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19 luglio 2008
Santa Maria a tutto gas!

In questi giorni il circolo "di Santa Maria" è fortemente impegnato nella Festa di Bosco Albergati che si svolge da ormai praticamente ieri (con tanto di battesimo da parte di Walter Veltroni) fino al 4 agosto. Ai volontari che si prodigano per tenere alta la barra della presenza del nostro circolo in questa importante festa va il più accalorato ringraziamento, e a voi lettori, che magari passate dalle parti di Castelfranco Emilia, rivolgo un invito a venire per gustare i gelati davvero ottimi che la nostra gelateria offre (oltre che a fare un giro nella balera o nella discoteca). Fidatevi, il mio palato ha testato personalmente! ;-)

Intanto un altro successo del nostro circolo è stato il documento (che conto di pubblicare sul blog tra breve) redatto sul ruolo del Pd come opposizione, documento che è stato adottato come testo anche dagli altri circoli di Anzola dell'Emilia e che il nostro segretario comunale, Stefano Rotundo, ha deciso di inviare alla Federazione provinciale di Bologna. Il mio sincero ringraziamento a Stefano e agli altri segretari per aver voluto condividere insieme una riflessione, e di più a tutto il direttivo di circolo che si è molto impegnato.

Contiamo ovviamente di aver inanellato solo i primi dei nostri successi, e siamo già pronti per le prossime sfide che ci attendono, tra tutti il tesseramento e le elezioni comunali dell'anno prossimo, per cui il mio massimo auspicio è riuscire a portare  nella "nostra" sezione 9 l'asticella dei consensi al Partito Democratico e a Loris Ropa al 60% dal 58,5% delle recenti elezioni politiche.




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17 luglio 2008
Ulivisti vs Bindi: risposta

L'amico Francesco affronta sul suo blog, con il post «Cari Ulivisti... sbagliate sulla Bindi», la questione dei rapporti tra gli Ulivisti vicino ad Arturo Parisi e la componente di Rosy Bindi, alla luce della nota diramata dal sito Ulivisti.it. Provo a darne una breve risposta sulla base dei commenti che ho lasciato da lui.

Rosy Bindi è certamente una cattolica molto vicina alle posizioni dell'ulivismo (nonché alla cultura antecedente, il filone cattolico democratico ispirato a Dossetti) e tale rimane tuttora. Il problema della divergenza è la conseguenza alla critica a Veltroni. Ora, nessuno tra gli Ulivisti vuole contribuire in misura minore all'unità del partito rispetto all'amica Bindi, ma l'esperienza mi/ci dimostra che un conto è l'unità reale, incentrata su dei valori comuni, e un altro è l'unità fittizia, esteriore più che sostanziale. Chi come me (e credo come te) ha vissuto l'esperienza degli ultimi congressi della Margherita ad ogni livello territoriale, ha patito molto l'unità fittizia. Arrivare a spartirsi posti senza decidere nulla, o magari avvallando le storture che fin qui si sono espresse ma non condivise, non è unità, è opportunismo. Parisi ha offerto quindi un esempio limpido ancora una volta: ha contestato un sistema e lo ha contestato fino alla fine, dicendo che non andava bene e quindi non è entrato nel sistema. Entrare sarebbe stata pertanto una contraddizione in cui, purtroppo, penso sia incappata Rosy Bindi. Certe accuse senza dubbio toccano corde profonde e le reazioni non sono certo favorevoli. Questo può dare l'impressione di autoreferenzialità, ma non è così. Se Parisi parla, non è certo per prendersi un posto in più per se o per i suoi vicini. Questo però ancora nessuno lo ha capito (o si fa finta di non capire), e ancora oggi non mi spiego perché non si preferisca una verità esatta a una verità presunta e illusoria. Mi chiedo se siamo pronti a un reale cambiamento, che significa mettersi in gioco e talvolta mettersi in discussione. Ma questa è una cosa che evidentemente non piace a nessuno. Senza ciò, il Pd è un contenitore privo del suo contenuto di partenza. Un nuovo contenitore in cui c'è stato il trasloco dei vecchi vizi, proprio quei vizi che avevano portato Ds e Margherita a non essere appetibili per una parte dell'elettorato che si era invece riconosciuta nell'Ulivo. Temo che, date queste condizioni, anche il Pd potrà scivolare in quel vortice di non attrattiva che invece avrebbe dovuto eliminare con la continuità rispetto all'Ulivo e non a Ds e Margherita.




permalink | inviato da Innoxius il 17/7/2008 alle 15:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
26 giugno 2008
732 per Bologna, per un'altra città

«Bologna è una città complessa, già difficile di per sè da amministrare, ma è una città assolutamente amabile che merita rispetto e attenzione; per questo, noi pensiamo che prima di tutto essa abbia necessità di amministratori capaci, lungimiranti, vicini ai cittadini quotidinamente e non soltanto in occasione delle campagne elettorali».

Inizia così il documento che le "Mosche Bianche" hanno redatto su Bologna, dando un giudizio negativo sull'amministrazione di Sergio Gaetano Cofferati da Cremona. Un documento equilibrato, che sottolinea qualche merito dell'opera di Cofferati e della sua giunta, ma che pone anche delle problematiche su cui l'Amministrazione di Bologna si è indirizzata nella direzione sbagliata o è intervenuta poco o niente. Quindi un documento propositivo e non distruttivo.

Il documento nasconde anche un simbolico accostamento all'altro fatto tra le fila del Partito Democratico bolognese: 732 firme di cittadini contro le 731 dell'entourage di partito, una in più per "sfida", perché siamo convinti che chi vuole amministrare una città deve chiedere la fiducia ai cittadini e non la fedeltà degli iscritti di partito. Ci vuole un rapporto perennemente diretto e aperto con i cittadini, cosa che si pretende di fare solo ora in vista delle Amministrative, e su cui peraltro Cofferati aveva impostato la sua linea nel 2004 ed aveva ottenuto consensi.

Il mio invito ai Bolognesi è quello di firmare per strada o di aderire tramite questa petizione on line. Per ora non posso che ringraziare i ragazzi e le ragazze a cui ho dato una mano e spero di poter continuare a darla. 

Per quanto mi riguarda, essendo un iscritto del Pd, tengo a precisare che il mio impegno è rivolto tutto su questioni amministrative, sulla base del voto espresso a favore di Cofferati nel 2004, allorché abitavo ancora a Bologna. Per quanto riguarda il Cofferati politico, le opinioni saranno espresse nelle sedi opportune di partito, che per il sottoscritto è l'assemblea territoriale.

Avanti, firmiamo!




permalink | inviato da Innoxius il 26/6/2008 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (55) | Versione per la stampa
15 giugno 2008
Pd Bologna aderisce al Pride? Dissento

Non l'avrei mai creduto, ma per la prima volta (eh, c'è sempre la prima volta...) sono d'accordo con Rambaldi e Giuliani, di cui non posso certo dire che mi stiano politicamente simpaticissimi. Il Pd di Bologna, o meglio, l'esecutivo del Pd di Bologna, ha deciso di aderire al Gay Pride nazionale che si svolgerà in città. Formalmente dissento, ma in realtà dire che sono preoccupato è poco. Mi sarebbe piaciuto che su questo ci fosse stata, non dico una discussione, ma una consultazione o comunque un avviso. Mi pare invece che la nota sia sta diramata in gran segreto, ed è certo motivo di forte dubbio sapere certe cose dai giornali senza che ci sia uno straccio visibile sul sito del Pd locale. Questi sono modi di fare non democratici e indecenti, questi sono metodi che non mi piacciono. Di più, non posso dire che condivida neanche il merito: è veramente irritante che si parli di «riaffermare la cultura della laicità» attraverso un Gay Pride; è come se io dicessi che si rafforza la cultura della famiglia attraverso i Family Day. Ma stiamo prendendo cantonate?! Dal punto di vista partitico, infatti, io sono sempre a favore di una posizione neutrale quando ci sono certe manifestazioni, il che non significa "anarchia dei valori", ma attenzione ai contenuti e non alle bandierine (De Maria aderirà anche agli insulti contro la Chiesa?). Come secondo punto, essere equidistanti significa anche avere rispetto per le posizioni variegate all'interno di un partito plurale qual'è il Pd: mi pare che non tutti, per esempio, pensino di rispondere affermativo alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

A questo punto, visto che la posizione di neutralità ed equidistanza è stata violata, mi aspetto che si cerchi una posizione di equivicinanza, facendo in modo che il Pd di Bologna aderisca alla piattaforma del prossimo Family Day. Anzi, tra il serio e il faceto, invito l'esecutivo di De Maria a farsi carico di organizzarne presto uno a Bologna in prima persona.




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4 giugno 2008
Caro Cazzola...

Premetto che sarei da subito antipaticissimo ad Alfredo Cazzola: non sono di origine bolognese e per di più sono interista, parlo tre lingue, tra cui meglio di tutti il dialetto, ma non è al bulgnais, è lu schinzanese

Capisco che la destra bolognese e Cazzola condividano non certo un'amichevole simpatia per Sergio Gaetano Cofferati da Cremona (a chi lo dici...), e che in questo momento quindi convergano sul risentimento verso il sindaco di Bologna. Ma vorrei avvertire - semmai Cazzola potesse leggere queste righe - il favoloso patron del Bologna F.C. (nonché del Motor Show, e padre di una figlia mai nata, Romilia) di non consegnarsi, come sta riflettendo di fare, come specchietto per le allodole a chi con cui potrebbe vincere ma non saprebbe governare. Non vedo come il trio Foschini-Galletti-Raisi potrebbe cambiare in meglio Bologna, vedo invece che non saprebbero nemmeno che farsene dell'amministrazione. La loro unica preoccupazione è trovare un cavallo buono per mandare a casa la sinistra, uno che non sia logorato e "stracciamaroni" come lo è per loro George Guazzaloca. Forse ne otterrebbe in dono Romilia, ma sicuramente perderebbe quell'aura di salvatore della patria che lo contraddistingue come presidente di calcio, e solo come presidente di calcio. Da persona amante di Bologna, da bolognese, e da imprenditore affermato quale egli credo sia, mi auguro che Alfredo Cazzola voglia rigettare al mittente il pomo avvelenato. Tanto più che sì, Cofferati ha detto di volersi candidare, ma non mi risulta che sia al momento il candidato ufficiale e ufficioso del centrosinistra. Aspetterei, come minimo, eventuali Primarie. Anzi, gli lancio la contro-proposta: faccia la guerra a Cofferati a casa sua, si candidi anch'egli alle Primarie.




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31 maggio 2008
Cofferati si ricandida

Era risaputo. Il sindaco di Bologna si è giocato benissimo la carta della "decisione in famiglia", utile per aspettare l'evolversi della situazione, e mentre c'è chi stava discutendo, interrogandosi, perfino mugugnando, lui ha giocato d'anticipo sui tempi annunciati, spiazzando inevitabilmente qualcuno, a cui ora resta il cerino in mano.

Il mio giudizio (negativo) su Sergio Gaetano Cofferati da Cremona è noto a chi mi conosce e conosce un minimo le mie idee. Su una cosa mi ritrovo d'accordo con lui, cioè quando qualche giorno fa ha detto una cosa estremamente saggia («D'ora in poi penserò a fare solo l'amministratore»), ma è una cosa detta in profondo ritardo, qualcosa che doveva valere (e purtroppo non è valsa) a partire dal 2004, il giorno stesso in cui i bolognesi, stanchi di Guazzaloca e speranzosi in un nuovo corso, gli avevano affidato la poltrona di Palazzo D'Accursio. Bologna, che è una città da amministrare già difficile di per sè, aveva bisogno infatti di un amministratore, non di un politico. Ma, ahimè, il Cofferati politico invece non è stato meno (e forse anche di più) del Cofferati amministratore, pronto per le interviste sulla (assai inutile e frutto del momento post-elettorale, a mio avviso) proposta di un Pd del Nord e sull'invito, alquanto brutale, ad Errani e Draghetti (che gli hanno però risposto come si deve) di seguirlo nella sua linea - obbligata dagli eventi più che intrapresa da una propria intuizione - ossia rompere con la sinistra e far correre il Pd da solo anche in Provincia e in Regione. 

Meno negativo non può essere il mio appunto sul sindaco Cofferati: a chi vanta interventi di sgombero dei campi illegali sul Lungoreno, mi viene da ricordargli che vantare medaglie è alquanto facile e che, purtroppo, la questione della sicurezza e della legalità non finisce lì; mi viene da ricordare il Civis, che noi adottiamo come modello di trasporto (in realtà niente di più di un semplice filobus), mentre i nostri predecessori nell'uso a Rouen ne dicono tutto il male possibile (guida ottica che non funziona né col sole né con la pioggia); mi viene da ricordare il centro storico che è più o meno una groviera (permessi di entrata a go go, altro che lotta alle polveri sottili); mi viene da ricordare il mancato (anche attraverso le opere di trasporto) ripensamento dell'assetto urbanistico della città; mi viene da ricordare che la situazione degli affitti (altissimi e subappaltati in nero) degli appartamenti degli studenti universitari fuorisede è ancora quella che è. Certo, non mi sento uno sfascista e non disconosco i meriti dell'amministrazione, come l'apertura del museo Mambo, la proposta di pedonalizzazione di parte della cittadella universitaria, la Family Card.

Dunque, Cofferati si ricandida, e, dicevo, il cerino ora resta in mano a qualcuno, a chi giudica non soddisfaciente questa proposta a sindaco di Bologna. Ed è un bel problema per chi è minoranza. Una minoranza che non è atta a sfidare il potenziale di iscritti che sostiene, per convinzione o per necessità, Cofferati: non bastano certo i pochi Formidabili più un filosofo (Bonaga) e un intellettuale (Pasquino) che rappresentano solo se stessi; non bastano i pasionari ulivisti (quelli che non hanno voluto riciclarsi indossando altre più convenienti casacche); e chi mugugna ora, non darà sponda, perché non conviene stare nella minoranza: bisogna avere i maroni per fare i "rompiballe", bisogna essere sicuri di sè stessi per rischiare di essere tacciati come "coloro che remano contro". Roba da pochi, roba da ricchi. Ecco perché Cofferati vincerà le Primarie, se davvero ci sarà qualcuno che riuscirà a formare un'unione anti-Cofferati (ma è come dire di formare l'Unione di centrosinistra anti-Berlusconi, lasciamo perdere). E Cofferati vincerà le elezioni (suppongo di poco, ma non è detto) fondamentalmente perché la destra è messa pure peggio. Chi teme un altro 1999 non si preoccupi, perché anche il più anti-cofferatiano di tutti preferirebbe non lasciare la città in mano a chi non saprebbe che farsene.

C'è un fondo di amarezza, lo si nota, in questo post: ma non pensate che io sia ossessionato da Cofferati. In realtà io sono deluso da chi una o due settimane prima parlava di una sommossa di base contro Cofferati (fantasie di giovanotti che non hanno numeri e che finalmente, seppure con ritardo, lo hanno capito), l'establishment che inchioda la città, che affossa i giovani, ecc..., e poi lo ritrovo in prima fila a firmare un documento a sostegno della sua ricandidatura. Dopo i prodiani che si riciclano franceschiniani, questa è un'altra bella botta: non è non potersi fidare della politica, ma non potersi fidare proprio degli amici (o presunti tali, a questo punto) con cui parli/avi di Politica (notare, con la lettera maiuscola). Capisco che certe cose non le dovrei dire su un blog, ma è scritto sopra, "Apò kardìas ereìn"; ho il brutto vizio di dire le cose che penso, e lo so che sono ingenuo, diciamo proprio fesso, in un mondo che non sento più mio e che, se non riuscirò a trovare una motivazione ultima, potrò, dovrò abbandonare per dedicarmi ad altre attività di cui un uomo può disporre nella sua vita. In fondo, non me lo dice nessuno di perdere alcuni giorni all'anno per andare ad assemblee di qua e assemblee di là.




permalink | inviato da Innoxius il 31/5/2008 alle 1:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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