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Innoxius
29 novembre 2007
Primo Forum dei Giovani emiliano romagnoli per il Pd

Sabato diamo corso ad una nuova storia, come annunciato. Ringrazio coloro che mi hanno aiutato e che hanno lavorato insieme a me come una vera squadra. Abbiamo avuto poco tempo a disposizione, ci siamo impegnati, abbiamo fatto il nostro dovere. L'appuntamento è pertanto a Rimini sabato 1 dicembre, per il primo Forum dei Giovani emiliano romagnoli per il Partito Democratico; c'è soddisfazione perché sono arrivate molte adesioni da ragazzi che non hanno avuto esperienze nelle giovanili di Ds, Margherita o Repubblicani Europei. Vi invito a visitare il sito del Forum che i regaz di Sinistra Giovanile hanno brillantemente costruito. A presto!




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27 novembre 2007
Pd - configurazioni e trattino

Rosy Bindi sogna il Pd come un partito di centrosinistra, «che renda inconsistente la Cosa Bianca, [...] con la capacità di interpretare anche il riformismo cattolico», pena diventare «una nuova edizione di partito socialdemocratico, in cui il ruolo assegnato ai cattolici è quello di fare la cosa bianca», come evince da quel che dice Massimo D'Alema. Stesso sospetto lo aveva lanciato il giorno prima l'ulivista Franco Monaco. Sarà vero che nella solita veste di uomo-ombra Baffettino sta tessendo la trama per un nuovo centro-sinistra, con un Pd socialdemocratico alleato dei centristi cattolici?




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20 novembre 2007
Nemo propheta in patria

Resto attento al famoso detto "non dire quattro se non l'hai nel sacco", ma ormai a leggere i giornali di Bologna direi che ho centrato la profezia, o per meglio dire il timore, che avevo mostrato subito dopo le Primarie del 14 ottobre, quando osai (orrore!!!) sostenere che «temo Caronna e l'entourage regionale, temo che a catena anche il provinciale di Bologna venga occupato da soliti noti. Senza peli sulla lingua, io penso di sapere già chi sarà il segretario provinciale di Bologna, e non sarà un nome totalmente nuovo». E, cari amici, centrando quella profezia, avete anche la certezza che rimarrò nel Pd, perché avevo fatto una sorta di scommessa con Loris Marchesini per cui, se De Maria non fosse diventato segretario a Bologna come mi ero indotto a pensare, non sarei entrato nel Pd, avendo accusato ingiustamente un innocente.
E non lo dico per vanteria, anzi, penso di essermi solo limitato ad interpretare questa lettera e di aver preceduto con il mio timore l'appello di Walter Veltroni, che pure io non ho votato, contenuto nella missiva di ieri mandata ai segretari regionali. In fondo bastava la minima esperienza (che io ho avuto nei congressi ultimi della Margherita) per rendersi conto che certi vizi della politica sono comuni a tutti e che, almeno in Emilia Romagna e a Bologna, sarebbe andata per forza di cose in dato modo. Ora ci tocca vedere quanto saranno provvisori questi 'nuovi' segretari: il mio timore (eh si, lo so, rompo...) è che, stando a vedere i programmi, la provvisorietà sarà talmente lunga che arriveremo al punto (2009) in cui qualcuno con enorme rammarico ci dirà che non si possono sprecare importanti energie perché di mezzo c'è il tris elettorale (2009: Europee e Amministrative; 2010: Regionali; 2011: Politiche)... L'ultimo appunto lo lascio per gli ex Ppi e tutti coloro che prima dei congressi di Ds e Margherita paventavano il "nemico rosso": strana veramente la vita, visto che a difendere la pluralità nel Pd non sono coloro che fino a qualche mese fa strillavano tanto in quel senso, pensando bene invece a mali estremi di star zitti e raccogliere il possibile. Se rimane qualche briciola, s'intende...




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16 novembre 2007
Primarie per il giovanile

Non ho capito se lo stanno facendo per risultare più bravi di Arturo Parisi e Salvatore Vassallo, ma fatto sta che Caronna, segretario del Pd in Emilia Romagna, all'assemblea costituente regionale ha ipotizzato l'uso delle primarie per tutte le cariche istituzionali (tanto da far scrivere oggi allo stesso Vassallo un editoriale sul Corriere di Bologna dal titolo "Eccesso di primarie"). E non finisce qui: ieri alla consueta riunione settimanale dei GdM di Bologna ho appreso una certa indiscrezione secondo cui i nostri leaderetti (questo vuol essere un vezzegiativo, non un dispregiativo, mi raccomando!) iunior nazionali stanno pensando alle primarie anche per la giovanile, rifiutando così il fatto che l'assemblea costituente iunior possa essere formata dagli eletti alle primarie del 14 ottobre. Non vi dico qual'è stata la reazione a caldo: "Che palle!". Reazione a semifreddo: "Si, verranno in venti a votare...". Reazione a freddo: "E' una grande sfida per noi giovani, finalmente la prima". Che ne penso io? Che neanche Parisi si sarebbe sognato tanto! Scherzi a parte, se la notizia verrà confermata dai fatti, significa che finalmente qualcosa si muove in positivo, non tanto per le primarie, quanto che a decidere sembra siano i vertici del giovanile (alleluia!) e non il partito o qualcuno del partito. Per quanto riguarda le primarie in sè, non è un mistero che ne sia entusiasta; per il giovanile le trovo stimolanti e utili. E' uno strumento per misurare se e quanto davvero i giovani non possano essere coinvolti nella politica, e una base per cercare di penetrare nell'universo iunior. E soprattutto è per chi in politica c'è già, una prova per dimostrare se abbiamo la capacità di fare rete.




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13 novembre 2007
Assurdo, assurdo, assurdo principio

E' quello che sta caratterizzando inevitabilmente il Partito Democratico in questa fase: create le poltrone e distribuitele, si può (forse) pensare al programma da mettere in campo. Assurdo principio che contrasta con quello che avrei voluto visto applicare io, ossia "fatto il programma e stabiliti la base comune e i valori di riferimento, si può pensare a distribuire le poltrone". In sostanza, ero più che d'accordo con l'idea di tempo fa di Romano Prodi sul creare piuttosto un portavoce del nuovo soggetto; e invece poi sappiamo che ha vinto la linea dei partiti che bramavano un "segretario forte", e che di conseguenza si è poi pensato anche ai segretari regionali, e ancora di conseguenza ora si sta pensando a formare le strutture locali. Ci sarà tempo per una discussione sulla costruzione dell'anima del Pd? In teoria con la volontà di tutti ci sarebbe, in pratica non c'è perché tutti pensano alle cariche rimanenti, tot a questi ex, tot a quegli altri ex, ecc... Il punto è: chi sa veramente cosa vuol fare o non fare il Pd sui temi dell'agenda politica e dell'attualità? Cosa pensa il Pd di questo, cosa di quello? Le uniche cose che sappiamo è ciò che dice Veltroni, che ne ha il diritto in quanto segretario, ma ciò che dice corrisponde a quello che direbbe il Pd o tutto il Pd? Evidentemente no, perché ancora non abbiamo chiari valori di riferimento. Ora mi si direbbe: aspettiamo, il Pd è appena nato. D'accordo, eppure già appena nato non sta pensando a cosa vuol essere da grande, ma sta misurando quanto lunghe saranno le sue ossa da grande. Le commissioni nominate all'assemblea di Roma? Bene, ma manca tutto un confronto, un parlare che non può coinvolgere solo 50 persone a Roma, ma tutta la base. E questo, se mi si permette, sarebbe stato meglio farlo prima di fare le varie segreterie. Confrontarsi, mettere nero su bianco i valori di riferimento, che, attenzione, non sono stati rappresentati dalla competizione alle Primarie tra Veltroni, Bindi e Letta. Invece è da un anno che, a partire dallo scioglimento di Ds e Margherita fino ad oggi, si pensa alla burocrazia piuttosto che alla sostanza, alle cose da dire. Fatemelo dire, è un brutto segno.

P.S. Ringrazio per l'ispirazione il post di Titollo. E anche Titollo, dai...




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11 novembre 2007
Giovanile si, giovanile no

Ormai davo per scontato che il discorso fosse chiuso: anche il Pd avrà la sua giovanile. Del resto qui in Emilia Romagna ci stiamo preparando, con la discussione sul documento che Sinistra Giovanile aveva redatto tempo fa al suo interno, ed ora con la scuola di formazione che i Giovani della Margherita e Sg stanno preparando per i primi di dicembre a Rimini. Ma ieri davanti al Comune Loris Marchesini mi ha raccontato il suo punto di vista, totalmente opposto: meglio coinvolgere i giovani nel partito, creando magari delle commissioni composte da giovani. Non è il solo: Luca Grasselli ritiene che le giovanili siano giusto piscine di mezzo metro d'acqua. Idem direbbe, o almeno pensa, Fabio Mignani. Mentre l'amico Angelo Prete, che si ritiene ormai ex giovane, sostiene che «è meglio non ghettizzarci» e che va bene che si faccia al massimo un dipartimento dei giovani insieme ai vari altri dipartimenti presenti nei partiti. So bene che cosa al contrario mi direbbe l'amico Stefan Cok, secondo cui la giovanile rappresenta un punto di attrazione per molti ragazzi/e, che altrimenti farebbero fatica ad iscriversi ad un partito.

Io sulla giovanile ho un unico dubbio: se farla o non farla. Su tutto il resto, le mie idee su cosa dovrebbe o non dovrebbe essere una giovanile, sono estremamente chiare. La giovanile non deve essere un vivaio che contratti di tanto in tanto il flusso migratorio a qualche poltrona con i senior; la giovanile non deve essere una corrente generazionale; la giovanile non deve essere il campo delle ambizioni di piccoli leader in carriera; la giovanile non deve essere un posto vuoto, una burocrazia in più, statica e immobile; la giovanile deve essere autonoma dai senior, ma non un'entità staccata. Se ci deve essere una giovanile del Pd, le due cose concrete che racchiudono questi punti, le trovo in due cose: al contrario di quanto succede oggi - la giovanile è una proiezione in piccolo del partito (quindi slegata nella forma), ma è dipendente nella sostanza dalle scelte dei leader - la giovanile deve decidere cosa fare e cosa essere per conto suo; i leader non devono essere burattinai, ma semplici spettatori. La seconda cosa è che i dirigenti della giovanile non devono prendere uno stipendio; non è ammissbile che dirigenti di un nonnulla (perché la giovanile è un nonnulla) prendano tanti soldi quanto o più di quelli che prende un operaio in 8 ore di onesto lavoro. Così si sacrifica la passione per la bieca ambizione, per la mera dipendenza dal datore di lavoro (ossia il partito). Se la giovanile non sarà queste cose, si può anche fare. Altrimenti meglio organizzarsi in aree di interesse, in associazioni che svolgano cose utili e interessanti sul territorio.




permalink | inviato da Innoxius il 11/11/2007 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa
5 novembre 2007
Un applauso a Veltroni (e una richiesta)

In questa occasione Veltroni merita un riconoscimento (fermo restando che io mi sento sempre all'opposizione), quello di aver formato un esecutivo degno di un partito che vuol chiamarsi democratico. Sinteticamente, i motivi del merito sono: non aver ceduto a un esecutivo spartitorio tra le diverse correnti; aver inserito persone rappresentanti della società; aver messo uno alla cultura che capisca di cultura (vedi Vincenzo Cerami). Ammiro anche che ci sia una nutrita presenza di signore, ma credo che questo sia solo un primo passo: le donne devono poter conquistarsi uno spazio da sè anche senza essere pescate da un capo.

La richiesta è che il Pd sia capace di farsi sbocco per la rete e che possa darle adeguato spazio. Per questo sarebbe utile che si ripeta l'esperienza che già è stata dei blog area Ds e che si costruisca un aggregator dei riformisti del centrosinistra (non solo i piddini, s'intende), come spazio per un confronto tra idee diverse, come già il Pd vuole essere nella realtà. Visto anche che su Kilombo molti pensano che la strada per rilanciare quel metablog non sia eliminare le bestialità (che appartengono a tutti, da sinistra al centrosinistra), ma cacciare i blogger non massimalisti (alla faccia della frase di Nenni sul purismo di sinistra, che avevano incluso nel primo post di Kilombo Slow!).

P.S. Chi condivide questa richiesta, si faccia sentire per poterne eventualmente discuterne.




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3 novembre 2007
Giù le mani dall'Ulivo!

La stagione dell'Ulivo non è finita: esso dà compimento al Partito Democratico e nel Pd si invera. O almeno dovrebbe. Uso il condizionale perché, nonostante questa affermazione sia formalmente riconosciuta da tutti, c'è chi naviga contro l'Ulivo, come se esso e il Pd fossero due entità diverse e distinte. Allora non può assolutamente considerarsi eretico il fatto di interrogarsi se questo Pd sia davvero figlio dell'Ulivo; tant'è che nella mente di Veltroni sembra aleggiare l'intenzione di eliminare il ramoscello dell'Ulivo, già manifestamente assente sulle pareti dell'assemblea costituente di sabato scorso. I motivi a sostegno della cancellazione del vecchio emblema sono futili per una serie di motivi: l'Ulivo ha rappresentato per lunga parte della sua storia la coalizione di centrosinistra, ma nel momento in cui esso è divenuto simbolo di un processo che avrebbe dovuto portare a un soggetto unitario, il vincolo con gli altri partiti è decaduto; e ciò vale anche per quel periodo in cui c'è stata la lista di "Uniti nell'Ulivo". Sull'altro motivo, cioè quello di un simbolo votato a far perdere consensi al Pd, vorrei ricordare che l'Ulivo ha dimostrato invece di saper andare ad acciuffare i voti, sia a sinistra (per larga parte), sia al centro, superando i limiti di Ds, Margherita e Repubblicani Europei. Ricordo a Veltroni che esso è stato eletto segretario per inverare l'Ulivo nel Pd, non per annientarlo.




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28 ottobre 2007
Eccoli lì... e ti pareva?!

Il buongiorno si vede dal mattino, ma se un giorno è stato davvero buono lo si vede alla fine della giornata. E sinceramente il Partito Democratico è iniziato bene ed è finito malissimo. Leggendo i dispositivi letti da Veltroni velocemente e approvati in fretta e furia alla fine dei lavori, vedo che qualcuno si è già dimenticata la democrazia delle primarie ma si è ricordato dei vecchi amici: i segretari provinciali non saranno scelti da tutta la base del futuro Pd, ma solo a maggioranza assoluta dagli eletti alle assemblee nazionale e regionale. Facendo due conti, si è già capito che è come se fossero gli apparati locali a scegliere chi farà il segretario. Non solo: al punto 4 si legge che «si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD.  Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso». Evvai, alla faccia dello snellimento! Mi immagino qui in Emilia Romagna, dove grandissima parte degli amministratori sono targati Pd (ex Ds), faremo delle mega tavolate da un capo all'altro di Bologna per la lunga fila di membri e dirigenti! Dulcis in fundo, Ciriaco De Mita, proprio l'ottantenne che aveva sbandierato più e più volte l'intenzione di non entrare nel Pd (un applauso a Dini a questo punto, che almeno ha deciso e dopo un secondo era già fuori), è stato fatto membro per la Commissione sullo Statuto. E vai, il massimo di garanzia per la logica dei vecchi apparati (e stavolta provate a dire che siamo i soliti ulivisti brutti e cattivi).  A questo punto aspettiamoci anche che gli facciano mettere un'altra Picierno a capo della giovanile democratica, una che ha avuto il merito di scrivere la tesi di laurea sul linguaggio comunicativo del gran capo di Avellino. Complimenti, democratici!




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19 ottobre 2007
Isonomìa e politèia nel Pd

Diciamolo subito: nonostante condividano un termine comune, il Partito Democratico non deve niente a che fare con la democrazia ateniese, anzi, ne deve sovvertire due concetti, ossia politèia e isonomìa. Meglio sarebbe anzi che, al peggio delle cose, il Pd diventi il partito del tiranno, un demagogo, un capo del demos, ma per lo meno riformatore (ogni riferimento a Veltroni è puramente voluto). La democrazia ateniese infatti non è certo quella che ci viene raccontata da certa tradizione scolastica e non. Se vogliamo che il Pd sia democratico (nell'accezione moderna del termine e non in quella dell'antica Grecia), dobbiamo far si che sia isonomico in un contesto in cui la cittadinanza giuridica (politèia) non sia una prerogativa di pochi ma di tutti. Innanzitutto il partito isonomico, ovvero il fatto che i cittadini abbiano pari diritti (letteralmente isonomia vuol dire 'equa ripartizione'). Ma non è tutto. Nelle pòleis dell'antica Grecia infatti non tutti erano cittadini, (la maggior parte degli abitanti erano schiavi) ma solo coloro che esercitavano cariche pubbliche; e ciò non cambiava nemmeno nella democrazia ateniese. Vera infatti è la frase per cui la democrazia non è altro che un'oligarchia allargata, e l'oligarchia una democrazia ristretta. Ossia: da un'elite di pochissimi si passa a un'elite di pochi. Per cui il concetto di cittadinanza va allargato a tutti, ci deve essere un'equa ripartizione tra tutti, altrimenti ci troveremmo un'isonomia tra pochi. Significa in concreto che chi esercita cariche all'interno del partito non vale più di un semplice militante, e per cui le cariche devono essere rigenerate continuamente da facce nuove, pena ridursi alla situazione attuale dove c'è una forbice tra una casta e la base. Tutti, infatti, devono essere omòioi, uguali. Ci deve essere un'equa ripartizione tra uguali.




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