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Innoxius
11 luglio 2008
Piano con il Vangelo a destra, signori...

Il puntuale post di Nuova Cittadinanza, che racchiude un'ottima riflessione di Chiara Geloni su "Europa", mi induce a rilanciare una mia personale.

Il tempo che stiamo vivendo riscontra una vieppiù bipolarizzazione etica che ha spaccato in due fazioni il mondo politico e sociale. Ai nostri occhi ciò sembra un fuoco esploso all'improvviso e nella mente abbiamo tutti una data particolarmente impressa: il 2005, l'anno del referendum sulla fecondazione assistita. In realtà, oggi questo fuoco si fa sentire perché ne soffriamo l'acume, ma comporta alle sue spalle un processo che si sviluppa negli anni, in decenni probabilmente. Ma non intendo dilungarmi; pertanto, se da un punto di vista strettamente politico devo trovare un punto cardine, il fatto di registrazione di questo processo è la scelta del Ppe di allargarsi verso una deriva conservatrice. Questa scelta ha consolidato la spaccatura tra centro e sinistra, rendendo l'originario confine la linea di trincea del nuovo bipolarismo europeo tra socialisti e popolar-conservatori. Da un punto di vista etico è stato il punto cruciale, perché la sinistra, protagonista e molto più influenzata dai venti della secolarizzazione, è stata definitivamente schiacciata su posizioni estranee alla cristianità, divenendo in certe sue frange anti-cristiana. Una destra senza idee e annientata dal peso della sua vergognosa storia (nazi-fascismo) ha trovato una nuova piattaforma su cui riabilitarsi sul palcoscenico della democrazia: si è appropriata dei cosiddetti "valori" e ha trasformato la religione cristiana in una ideologia a proprio uso e consumo, plasmata sulle ali del proprio Dna, ovvero ordine e disciplina. Prova ne è l'idea che Tremonti riporta nel suo ultimo libro, dove mischia in un pastrocchio dannoso religione, politica ed economia. Il Vangelo, che pure ha il colore della trasparenza, è stato macchiato di un colore politico, distorcendone la rivelazione e l'essenza. La Novella che parla a tutti gli uomini è diventato il fulcro ideale di una parte politica. Eppure non può essere così, e lo dice il cardinale Biffi (che certo non può essere considerato un ecclesiastico "progressista"), quando in "Ripartire dalla Verità" afferma chiaramente che «il cristianesimo è un fatto, e tutte le volte che noi cerchiamo di tradurre questo fatto in un'ideologia questa diventa la somma di tutti i guai che può incontrare il cristianesimo».

Solo così si può spiegare l'atteggiamento di certi esponenti di centrodestra, che tentano di ridurre parti, anche autorevoli, della Chiesa cattolica al silenzio, rei di sollevare perplessità e rilievi di fronte alle azioni del governo di centrodestra (come nel caso delle impronte ai bimbi Rom); oppure colpevoli di fornire alla pubblica opinione una spiegazione alternativa, anche se non incompatibile con il magistero della Chiesa, come nel caso della invettiva assurda sollevata dall'onorevole Volontè nei confronti dei padri Gesuiti sulla questione delle coppie omosessuali, arrivando a dubitare delle qualità morali e intellettuali dei componenti della commissione di studio, e quindi a sfondare ampiamente il muro di confine tra politica e religione. Un'ingerenza di segno opposto in cui non si capisce con quale autorità Volontè pretenda di dettare coerenza al magistero della Chiesa nei confronti di eminenti personalità della Chiesa stessa, buttando la questione in una caciara tutta politica che smaschera il chiaro laicismo del deputato dell'Udc. Da parte mia non posso che augurarmi che Volontè voglia seguire il consiglio di Biffi, pena la propria vèrve da devotissimo democristiano gli si ritorca contro come un boomerang.

Personalmente mi limito a riproporre quelle stesse conclusioni che avevo già esposto allorché commentai una recente discussione di Italianieuropei. Quindi non posso che rinnovare l'augurio: cattolici di sinistra, risvegliatevi dal torpore!




permalink | inviato da Innoxius il 11/7/2008 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
18 giugno 2008
Gli olandesi non mangiano biscotti

Dire che abbiamo avuto culo è poco, perché di motivi e di coincidenze che hanno determinato ieri la qualificazione ai quarti dell'Italia ce ne sono e sono più dei classici due, cioè vittoria sulla Francia e sconfitta della Romania. Ne cito altri due: abbiamo incontrato la Francia peggiore degli ultimi anni (vincere, quindi, era più un dovere che un piacere); sulla panchina dei Paesi Bassi siede Marco Van Basten, che il 'biscottone' non lo ha voluto mangiare (magari neanche sapeva che cosa fosse), e non Ruud Gullit, che avrebbe volentieri inciuciato per mandare a casa anche gli azzurri. Ma forse nemmeno Gullit sarebbe riuscito a mangiarlo, vista la non partita che ieri ha giocato la Romania (ho la sensazione che manco i rumeni ci credevano così tanto alla fine). E così, domenica torneremo nell'arena per affrontare la Spagna (mi raccomando, è solo calcio, per cui potete tranquillamente tifare Italia senza il rischio di pentirvi per aver tifato contro Zapatero). Devo dire però che qui o si fa l'Italia o si muore: Toni (e gli attaccanti in generale) non ne sta beccando una, e la difesa mi sembra sempre traballante (ieri il solo Henry qualcuno dei nostri se l'è bevuto). In più mancherà Pirlo (che è tutto dire). Mah, azzurri, che la Maronna v'accumpagne.




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13 giugno 2008
Italia-Romania, previsione

Per carità di Dio, non ho intenzione di fare i pronostici con il pendolino Maurizio Mosca's style, né riciclarmi come mago; però mi ricordo che ai Mondiali 2006, grazie a un soffio di vento che colpì la mia faccia in piazza Maggiore, capì che Trezeguet avrebbe sbagliato il rigore poco prima che lo tirasse. Stavolta, interpretando il clima a mo' di tuscus aruspex, ho capito che vinceremo con la Romania con un risultato risicato e dopo una partita molto sofferta. . Insomma, non proprio un match per i deboli di cuore. Motivo: è nuvoloso, ma non piove. Comunque Del Piero ha sbagliato paragone: avrebbe dovuto ispirarsi all'imperatore Traiano, storico vincitore dei Daci, e non ad Achille, che peraltro aveva la carta d'identità greca.




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27 febbraio 2008
"Credenti vs non credenti" tema stancante

Non mi sta più appassionando il tema dei "laici vs cattolici", o meglio, per fare una precisazione di merito, di inclusività e di rispetto, tra "credenti vs non credenti". Come ho detto in questo post, è meglio scegliere il silenzio e volentieri sul tema io mi prendo questo bel consiglio. Se interverrò, sarà solo per questioni di merito, come ho fatto sul blog di Sergio Lo Giudice a proposito di sportello gay e assessorato alla famiglia a Bologna.

Meglio non seguire i "Geronimo" di turno di entrambi i poli etici nelle loro pazzoidi interviste. L'unica cosa che dico al proposito qui, è quello che ho scandito ieri sera nell'ambito di un'iniziativa ad Anzola con Melucci: sarebbe bene se nel codice etico il Pd volesse mettere un articolo del tipo "non eccedere nelle interviste", sperando (ma allo stesso tempo dubitando?) che da una minor quantità ne possa derivare una miglior qualità. Nel codice etico, perché c'è anche un pezzo di insegnamento morale nel non esagerare, in qualsiasi cosa. Oltretutto, questo tema ci sta distogliendo da altre questioni, che in fatto di etica non hanno meno valore: perché, chiedo, non c'è una giusta moralità a parlare di una Repubblica fondata sul lavoro che invece il lavoro non riesce a garantirlo degnamente o che fa morire i suoi figli per mancanza di sicurezza?

Infine, vivo apprezzamento perché MonacoBindiParisi non andranno oggi alla riunione dei cattolici del Pd, e lo spiegano bene: se non è possibile parlare, esporre i propri punti di vista, meglio non andarci proprio. Dicono una cosa sommamente giusta: la questione di merito non è la corrente dei cattolici, ma l'essere lievito e fermento nel nuovo partito.

E io aggiungo poi una cosa, come ho detto sempre ieri: per parte cattolica ci vorrebbero più intuizioni come quella che ebbe Dossetti nel fondare l'Istituto per le scienze religiose di Bologna, perché ai cattolici serve una conoscenza diretta del Vangelo (scusate se sembro un po' luterano in questo, ma è vero che c'è un'ignoranza diffusa dietro la parvenza dell'essere cattolico) e non la strumentalizzazione della fede che impone qualche politicante di turno o qualche monsignore che ha un po' di malattia di protagonismo.




permalink | inviato da Innoxius il 27/2/2008 alle 15:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
13 febbraio 2008
Elogio della minoranza

Essere in maggioranza fa sempre piacere; e in effetti, c'è l'abitudine a riconoscere la democrazia principalmente come la "dittatura" della maggioranza, dal momento che l'avviamento e la costruzione del processo governativo è nelle sue mani, e quindi la maggiore responsabilità sta ad essa, alla maggioranza. Verosimile è quel detto, cioè che «mentre la maggioranza costruisce, la minoranza si ricostruisce». Verosimile, appunto, perché ci sono delle variabili. Ne cito due: non è detto che la maggioranza sia in grado di costruire; non è detto che la minoranza debba ricostruirsi o debba limitarsi solo a questa funzione, e non sia in grado di costruire qualcosa anch'essa (sebbene la democrazia italiana al momento attuale non preveda un "governo ombra" come è, per esempio, in Gran Bretagna). Quindi, innanzitutto, seguendo questo discorso, non è detto che in democrazia la minoranza non abbia capacità di incidere. Tutt'altro: tante volte si fa l'esempio della sinistra Dc, che pur essendo minoranza nel partito, ne sapeva condizionare la politica; o come la minoranza ulivista in Margherita, che ha tirato a forza la riluttante maggioranza rutelliana-popolare verso la confluenza nel Pd, audiuvata anche dal fatto di aver potuto esprimere un Presidente del Consiglio. Essere minoranza significa avere una preoccupazione minore nelle responsabilità decisionali e soprattutto una parziale estraneità nella conservazione del potere, mentre essa è tesa verso la conquista del potere, comportando questo uno spazio e un tempo per elaborare proposte migliori di quelle della maggioranza. In questo senso, si registra un vantaggio nella democrazia dell'alternanza: in democrazia è bene che una maggioranza abbia la possibilità di un periodo di media lunghezza in cui esprimere un'azione di governo stabile ed efficiente, ma è anche bene che una maggioranza non resti tale ad eternum, pena il rischio che essa concentri gli sforzi esclusivamente nel mantenimento del potere, abbandonando la strada di una rinnovata proposta, e che quindi la propria azione governativa diventi vecchia, esaurita, scevra della freschezza e della spinta riformatrice dell'inizio. C'è il rischio che essa peggiori la sua innata arroganza, che diventi sorda a qualsiasi dialogo ma si ritorca su se stessa: in effetti, la maggioranza è disposta più all'arroganza di essere maggioranza, mentre la minoranza è più portata ad esprimere innovazione (fermo restando un'analisi critica della natura di tale innovazione). Ne concludo che la migliore democrazia potrebbe essere espressione di un governo delle minoranze e non un governo della maggioranza.




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28 gennaio 2008
Sognare... oltre il capitalismo

Mi sto chiedendo seriamente se mercato e capitalismo siano due concetti distinti e diversi pur essendo convergenti e legati tra loro. Insomma, mi sto chiedendo se ormai non ci siamo un po' troppo rassegnati al fatto che, falliti i sogni di futuri diversi delle culture del '900, solo il capitalismo ci garantisca il modus vivendi e che non ci siano altri ipotetici modelli di società strutturati in maniera differente. Mi sto chiedendo se oggi non ci sia un socialismo del XXI secolo, mixato con altre culture progressiste, - chiamiamolo pure umanesimo - su cui possa costruirsi il centrosinistra, che, a mio avviso, forse si è arreso troppo presto alla cosiddetta cultura del mercato (finendo dal comunismo agli scandali Unipol, veri o presunti).

Mi interrogo, naturalmente da pensatore più che da economista, quale trasformazione abbia avuto la parola "bene", passata da un concetto etico o simil-etico a quello di "bene di consumo", che di etico ha poco o nulla. Oggi la nostra società è incentrata sui beni, sui consumi; basta vedere quando si va ad analizzare la situazione economica, se ci sono o meno consumi. E quando, come nella situazione italiana attuale, si parla di salari e di lavoratori, non si discute per l'importanza dell'uomo, ma per l'importanza dei beni che gli uomini consumano; tanto che gente alla Dini aveva proposto tagli delle tasse per i ceti medi, che consumano, e non per quelli bassi, che non consumano, pretendendo che il lavoro sia flessibile quando le condizioni di vita della maggior parte, sebbene meno rigide del passato, sono ancora "fordiste".

Io non metto in discussione il mercato, né che esso abbia la propria rilevanza nel mondo. Ma mi chiedo se il mondo debba essere segnato unitamente da un'economia globale che ci condiziona sui beni e sull'oscillazione del valore di tali beni in rapporto alle vicende politiche ed economiche. Mi chiedo se il mercato sia solo quell'apparato freddo di misurazione del prezzo del petrolio o di chissà quale altro bene di consumo, o se invece "mercato" non porti con sè altre rilevanze, una rilevanza sociale e culturale. In epoche antiche il commercio rappresentava più che lo scambio di semplici oggetti, ossia uno scambio di conoscenza culturali, rapporti tra uomini e tra popoli.

Mi sto chiedendo se il ruolo del centrosinistra sia solo quello di promettere un miglioramento delle condizioni delle fasce più deboli in modo che il meccanismo funzioni cercando di metterci più gente possibile nel tritacarne globale, senza che nessuno venga escluso; se la differenza tra destra e sinistra passi solo dalla presenza di un "ascensore sociale" - in modo che non ci sia una perenne casta di ricchi e una perenne di poveri, ma un saliscendi - o se la differenza rappresenti un solco più profondo, di mentalità, di pensiero prima che di soluzioni a problemi esistenti.

Se qualcuno mi chiedesse se stia pensando al paradiso, ebbene non potrei che rispondergli di sì.




permalink | inviato da Innoxius il 28/1/2008 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
13 gennaio 2008
No, non c'è più religione...

Che fossero delle "bestie" penso lo sappiano loro per primi. Ma era proprio necessaria questa alta discussione teologica? Qua finisce che fanno diventare anti-clericali pure i cani!




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11 gennaio 2008
Una pillola

Questa m'è venuta così, mentre Brizzi spiegava la dietrologia della pax augustea:

«Il nostro maggior errore? Quello di voler sempre semplificare tutto, cosa che ci può portare in banali e dannosi pregiudizi».




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9 gennaio 2008
Trans e Grande Fratello

Volentieri non guardo e non parlo del Grande Fratello. Ma mi chiedo - e chiedo agli amici laici non credenti che tanto baccano fanno quando parla la Chiesa - se non desti scalpore e riprovazione il fatto che si pubblichi su un giornale qualcosa come "Un trans nel cast del Grande fratello 8?" con l'aria della notizia esclusiva (alimentata da Signorini, quindi proprio "in casa" si potrebbe dire...),  neanche si stesse parlando dell'esibizione di una bestia nuova e mai vista nel circo. A mio parere anche questo contribuisce a creare una sorta di immagine distorta della diversità di un essere umano (o conviene solo vomitare contro la Chiesa cattolica?)




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7 gennaio 2008
Blatter: un nome, una garanzia...

...contro l'Italia. Che strano, proprio ora che il calcio italiano ha segnato un altro punto a favore (dopo il trionfo degli azzurri al Mondiale 2006 e la vittoria del Milan in Giappone) con Capello allenatore dell'Inghilterra, doveva uscire dalla mente del boss della Fifa questa nuova regola nel calcio?




permalink | inviato da Innoxius il 7/1/2008 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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