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Innoxius
24 settembre 2008
Onore a Carra

Si può essere avversari ma si deve essere leali. Politicamente Enzo Carra mi sta antipatico, quanto di più antipatico ci possa essere (Kalash ne è testimone). Ma con il suo scetticismo sulla deriva correntizia in occasione della nascita di PeR, la creatura nata per volontà dei teodem rutelliani, si merita un applauso convinto, essendo io della sua stessa idea sulle correnti.




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22 settembre 2008
Alitalia, la verità su Berlusconi

E' del tutto evidente come l'iniziativa di Augusto Fantozzi sia buona e giusta, e rientra nel pieno delle proprie possibilità di commissario di Alitalia, figura che invece non ha il ruolo di mero esecutore delle volontà del governo in carica. Limitarlo nell'azione vorrebbe dire volere male ad Alitalia. E' ora che Berlusconi si rassegni e si assuma le proprie responsabilità: non può pensare di agire in base al proprio tornaconto elettorale servendosi di una insistente quanto bugiarda campagna mediatica e propagandistica. Due in particolare sono già le "imprese" riuscite: data la situazione esistente, aver fatto fuggire la vantaggiosa offerta di Air France (che ci avrebbe fatti diventare azionisti della più importante compagnia aerea mondiale), promettendo una cordata italiana che in realtà è/era un gruppuscolo di "finanziatori interessati". Al tempo della promessa elettorale la cordata non c'era e Berlusconi ha dato mandato a Bruno Ermolli di verificare chi potesse rientrare nel piano; non si può negare che nella Cai ci possa essere della gente che ci ha creduto veramente, tuttavia non è neanche peregrino ammettere che ci sono imprenditori "convinti" per scambio di favori (vedesi concessioni autostradali a Benetton), oppure per vicinanza politica al centrodestra (vedesi la presidente di Confindustria, Marcegaglia, che, dato il suo ruolo, avrebbe dovuto rimanerne fuori). La gente che ci crede veramente al sentimento patriottico non avrebbe alzato i tacchi al primo ostacolo, pur avendo tutte le condizioni favorevoli del piano (leggesi parte buona e senza debiti della compagnia), atteggiamento che appartiene invece a chi - per questo parlo di "finanziatori interessati" - aveva intravisto in Alitalia una prateria di facile guadagno economico.

Il responsabile dell'eventuale fallimento di Alitalia è quindi Berlusconi. Per questo sarebbe bene che il governo ammettesse senza se e senza ma il fallimento della campagna di italianità e desse l'ok imprenscindibile alla vendita, alle stesse condizioni date a Cai, alle offerte di altri possibili acquirenti. Non è pensabile che non ci siano soggetti interessati in una situazione in cui c'è da prendere solo del buono (in caso contrario, il fallimento è la soluzione migliore alla firma al piano di Cai). In questo modo, ci sarebbe spazio per un gesto veramente liberale, ridando la parola al mercato. Tuttavia, c'è da temere che Berlusconi, perseverando nell'irresponsabilità e nell'arroganza, piuttosto che ammettere la propria disfatta vendendo a compagnie straniere (quindi praticamente contraddicendo la promessa elettorale), continui con i suoi aut aut su Cai preferendo il fallimento di Alitalia e, stoppando l'azione di Fantozzi, negare il futuro a 20.000 lavoratori. La Cgil è un capro espiatorio facile per rinvigorire la bugiarda propaganda, ma, ripeto, la responsabilità di questa triste vicenda è tutta sua.




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3 settembre 2008
Sulla sicurezza governo in bambola

Ormai è ampiamente manifesto che sul tema della sicurezza, sul quale la destra ha montato una campagna colossale ai limiti della decenza, il governo sta andando una volta dopo l'altra in stato confusionale, agendo esattamente in maniera opposta a quanto era stato promesso.

Erano state promesse espulsioni più "facili", e invece con l'istituzione del reato di immigrazione clandestina faranno ingolfare la macchina giudiziaria con cuovi processi, il che significa addio alle espulsioni; era stato promesso supporto anche economico alle forze dell'ordine, mentre la manovra finanziaria del governo dispone un taglio di tre miliardi di euro alle risorse per la sicurezza; era stata promessa "tolleranza zero", ma il ministro La Russa non ha niente di meglio da fare che polemizzare con il capo della Polizia Manganelli - che giustamente non tralascia anche la pista che porta ad eventuali infiltrazioni camorristiche - invece di dare concreto sostegno alle indagini sui fatti avvenuti alla stazione di Napoli. Mentre a Roma il sindaco Alemanno, di fronte alla chiara dimostrazione che non tutto il male sta a sinistra, accusa i turisti olandesi per l'aggressione subita anziché gli aggressori.

Dovrebbe ormai essere chiaro agli esponenti della destra che la disinformazione mediatica e l'azione di governo improntata sugli annunci va bene per vincere una tornata elettorale, ma certo non per dare concretezza a una buona politica di governo e a conservare la fiducia dei cittadini, che a tempo debito sapranno giudicare il trucco svelato.




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4 agosto 2008
Stato italiano, vergogna

Non c'è molto da dire se non una cosa chiara: i cittadini italiani tutti, e in misura maggiore e diretta le vittime (e i congiunti delle vittime) delle stragi, sono violentati da questo che si definisce Stato, perché l'istituzione che fa capo ai cittadini, dovrebbe essere trasparente, sempre. Non è così, ma almeno nelle stragi lo sia. Non si può andare avanti con segreti di Stato e opinioni, «dubbi della pubblica opinione» (pubblica opinione?) e segreti inconfessabili (ma per chi, per cosa?). Quando c'è qualcosa di rilevanza pubblica, il diritto alla verità è sacrosanto, così come lo è per la giustizia. Solo questo importa. Le gazzarre politiche siano sbattute fuori dalla porta. E se c'è qualcuno che ha dei dubbi (suoi, non ascrivibili a generiche collettività), presenti uno straccio di prova (alla magistratura), altrimenti taccia. Basta con il dico/non dico. Un momento di riflessione non è un secolo di caciara. Chi ha una poltrona, non pensi di essere su un piedistallo pronto a sparare sentenze o a ricercarsi la prima pagina del giornale con presunte verità alternative. Se c'è una cosa che vale la pena dire prima del silenzio più assoluto è una: basta con le prese per il culo. E basta con il segreto di Stato. Lo Stato siamo anche noi. Un po' di rispetto, dunque.




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29 luglio 2008
La prova del 9: le politiche "di sinistra" by Silvio Berlusconi

Resta la norma "anti-precari" e in più scoppia la nuova grana del taglio degli assegni sociali. Con due emendamenti della Lega Nord, Silvio Berlusconi e la famosa destra "sociale e cristiana" stanno letteralmente riuscendo a smantellare quel poco di politica sociale presente in Italia. Complimenti, la prova del nove è riuscita benissimo. Più che di politiche di sinistra, il Cavaliere avrebbe dovuto parlare di politiche sinistre...

20-5-2008 da Mongibeddu.




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21 luglio 2008
Qui serve uno spartiacque

Qui serve uno spartiacque: continuare a tollerare tutto il trash che la società ci riserva non è più accettabile. Il gesto di Bossi non fa che confermare che il pesce puzza dalla testa. Ma la testa, soprattutto se è sinonimo di istituzione, deve funzionare, non delirare. Ormai mi chiedo che senso abbia quel giuramento del governo «alla Repubblica, alla Costituzione e alle sue leggi» all'atto dell'ufficializzazione dell'incarico, se sia un gesto forte di dedizione al proprio Stato oppure il solito rito simbolico quanto inutile. Se esso rappresenta un rito simbolico, abolitelo: sapremo finalmente che ufficialmente questa è una Repubblica delle banane, e noi cittadini saremo molto più sollevati, non dovremo più stupirci di nulla. Ma se è un gesto forte, allora rivolgo un appello al Capo dello Stato, perché un Ministro della Repubblica deve scegliere tra la fedeltà alla propria Nazione o la spicciola propaganda da pecoraro condita da offese gratuite. Ristabilire un senso di responsabilità a questo punto deve essere un nostro must.

Quanto alle offese ai professori del Sud, Bossi rappresenta perfettamente i genitori di oggi, diventati il miglior sindacato dei propri figli. Ma stia sereno il Senatur: se suo figlio è stato bocciato è solo perché è un ciuchino. Bossi, tuo figlio è ignorante! E se il detto "tale padre, tale figlio" è vero, non basta certo un Cattaneo o la Padania a redimervi dalla vostra stupidità, e peggio, dal vostro opportunismo spicciolo...

P.S. Dimenticavo, il santo degli "asini" a scuola è San Giuseppe da Copertino (Lecce). Bontà di Dio, neanche quella!




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20 luglio 2008
Centrosinistra again? Sì, ma a una condizione...

Sono assolutamente convinto come Arturo Parisi e Mario Barbi che in futuro dovrà esserci tutto lo sforzo anche nel Partito Democratico per ricomporre il centrosinistra, un orizzonte molto più affine alla nostra storia di un'alleanza alquanto improbabile e zoppicante con l'Udc. Tuttavia è anche necessario essere coscienti che con l'andamento che ha caratterizzato l'Unione non si va da nessuna parte, perché, come ho detto una volta, in una coalizione tra gli alleati ci vuole rispetto e solidarietà, punti essenziali che finora sono mancati al centrosinistra italiano.

Diliberto al congresso del Pdci ha preso atto che la formula "di lotta e di governo" non va, bisogna scegliere tra profilo di opposizione e profilo governativo. Nota positiva potremmo dire, se non fosse per il fatto che Diliberto sembri propendere più per l'opposizione che per il governo. E allora meglio Katia Belillo, che si lascia alle spalle l'ossessione dell'identità comunista, guardando a una nuova sinistra munita dell'interesse a governare. Stesso discorso per i Verdi, dove è preferibile la linea di Marco Boato rispetto alla continuità con la gestione di Pecoraro Scanio (che manca di rispetto alle minoranze, peraltro), ampiamente garantita dalla Fracescato; e per Rifondazione, che solo con Nichi Vendola può aspirare a rinnovarsi. Proprio l'anormalità di Vendola è un punto che sarebbe auspicabile la sinistra adottasse: comunista, gay, cattolico, tre caratteristiche perfettamente compatibili in un'esperienza matura che includa pure una certa radicalità delle istanze ma escluda in maniera categorica la violenza e l'estremismo dei comportamenti.

Lo dico senza peli sulla lingua: Vendola è l'ultimo appiglio anche per chi nel Pd crede nel centrosinistra, perché una nuova alleanza con partiti guidati da Diliberto, Ferrero e Francescato/Pecoraro Scanio non so quanto possa avere successo (temo lo zero virgola) e quanto già possa essere auspicabile di per sè.




permalink | inviato da Innoxius il 20/7/2008 alle 2:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
13 luglio 2008
Giulio mani di forbice

Sono necessariamente fondamentali i tagli per l'economia italiana: sul deficit Pil, sul debito pubblico, sulla spesa pubblica (sprechi), pena l'Italia non riavvii una crescita degna di tale nome (congiuntura internazionale permettendo). Peccato però che Tremonti abbia preso gusto a potare tutto tranne che i rami secchi, come dimostra questo documento preparato dai parlamentari bolognesi del Partito Democratico: tagli alla scuola, all'Università, alla sanità, ai fondi del metro di Bologna (che in parte pare si sia riusciti a recuperare, ma solo in parte). La chicca su tutte è ovviamente la sicurezza, di cui la destra in campagna elettorale ne ha fatto l'ariete per eccellenza: allo slogan "più sicurezza" si sono sostituiti i tagli alle forze dell'ordine! Più geniale la contro-soluzione: l'esercito nelle città, manco fossimo in Afghanistan (Cofferati ha fatto bene a dire di no per Bologna). Ma come non dimenticare altre mirabolanti idee per la copertura di alcune manovre, come l'Ici: al taglio dell'imposta sulla prima casa (con rendite catastali non aggiornate, cosicché alcuni attici risultano ancora case popolari...), manco a dirlo, si sono susseguiti tagli ai fondi sociali (lotta alla violenza sulle donne, ciechi, sordi, integrazione degli immigrati) e per le infrastrutture di Calabria e Sicilia già destinati dal governo Prodi in Finanziaria. Taglio dell'Ici che, ricordiamolo pure, grava sui bilanci comunali (rappresentava circa metà delle entrate degli enti locali), tartassati dal taglio ulteriore dei trasferimenti statali (il documento prevede -40% nel 2011). Ben inteso: d'accordissimo se si vuole che i Comuni rinuncino a consulenze variopinte ed inutili, molto meno se si mette in pericolo la garanzia di servizi primari. Un consiglio a Tremonti: faccia come Edward, si finga morto e scappi in esilio nel castello...

In ultimo un appunto: si parla sempre di taglio ai costi della politica ai livelli inferiori, ma mai a livello nazionale, dove il discorso al massimo cade su un congelamento degli stipendi dei parlamentari, o sull'eliminazione del coiffeur gratuito del Senato.




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13 luglio 2008
Sul federalismo possibile scacco matto

Non posso che apprezzare l'invito di Rutelli fatto da Montecatini al Pd, perché esso non si limiti a seguire l'agenda della destra ma inizi a imporne una propria. Del resto, era già una mia idea che ho voluto collocare nel documento sull'opposizione del circolo di Santa Maria, che spero possa finalmente uscire dopo due settimane di gestazione.

Veltroni, annunciando una consultazione di base per l'elaborazione della proposta del Pd sul federalismo, ha compiuto un passo giusto, di cui gli va riconosciuto il merito. Un passo coraggioso che può preludere a un esito vincente del Pd sul terreno patrio della Lega Nord, che io ritengo debba essere il bersaglio privilegiato del Pd per recuperare credibilità e consensi. La Lega ha imparato la lezione del 2006 di non poter andare avanti con uno strappo, ma è ancora sulla linea di un federalismo ideologico, che non porta da nessuna parte.

Non sono un esperto e quindi non mi avventuro ad offrire mie soluzioni per una possibile proposta (anche se studierò per poter avere per lo meno un quadro chiaro), ma penso che due siano i punti fermi per un progetto alternativo di federalismo: un federalismo equo e solidale; necessaria accortezza perché non si passi dal centralismo statale al centralismo regionale. Non si pensi che ogni regione con il federalismo diventi un'entità completamente autonoma e distaccata dalle altre, sebbene il valore e lo sforzo per dimostrare un buon governo regionale più responsabilizzato di fronte ai cittadini - e quindi possibilmente efficiente o più efficiente - debba essere alla base di un provvedimento simile; in particolare nella prima fase, date le attuali condizioni di divario non ristretto tra le regioni d'Italia, bisogna provvedere che questa situazione venga, se non completamente eliminata (quasi una mission impossible), per lo meno migliorata. Mi verrebbe da dire "fare da sè ma non da soli". In concreto, un buon viatico di partenza uà essere la bozza della Conferenza delle Regioni, mentre diffido del cosiddetto "modello lombardo".




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1 luglio 2008
Confessione sullo spazio aperto

Premetto e confesso: ho un'idea da esteta aristocratico verso la piazza, modello un po' dannunziano e un po' senecano. Per me la piazza rappresenta disordine, la turba da cui fuggire, un ammasso umano su cui sentirsi superiore. Ha due risvolti questo atteggiamento: da un lato evidentemente sono figlio di un'epoca che dà per scontate troppe conquiste, dall'altro mi pare di dare più io così valore alla piazza, per un semplice motivo: perché essa merita di essere vissuta e non abusata, perché ha senso quando c'è un collettivo di individualità animato da un sentire comune, e ha disvalore se è solo un modo per fare inutile caciara.

Confesso in seconda istanza che, data questa premessa, trovo molto ragionevole l'opposizione di Casini e non quella di Di Pietro. Nella politica la piazza è diventata ormai quasi sempre sinonimo di interesse personale: le categorie che scendono in piazza contro i decreti di liberalizzazione, Berlusconi che alle prime Finanziarie protesta contro Prodi, ecc... Molte volte l'interesse personale va a trasformarsi in blocco del Paese, in stop forzati, in visibiltà gratuita. Vuoi farti notare? Vai in piazza, la copertina è garantita. Pochi sono quelli che ultimamente sanno vivere la piazza per dire qualcosa, per proporre un'alternativa. L'importante è opporsi, senza tenere conto nemmeno dell'autorità che possiede chi è incaricato di proporre ed eseguire. Ma se una data ricetta non va bene, quale può essere quella buona? Molte volte segue il silenzio.

Dal punto di vista strettamente politico, può non convenire: a che serve, se non a ricompattare la maggioranza, intestardirsi per fare subito fuoco e fiamme? Non è meglio lavorare nel luogo di lavoro predisposto, in Parlamento cioè, per inchiodare il governante alle sue responsabilità su ciò che fa e non fa? Ci pensi il Pd se non conviene lasciare la piazza come extrema ratio, per protestare certo, e proporre un'alternativa anche, su temi che un cittadino sente più vicino? Del resto, dopo 15 anni di "Berlusconi vs magistrati", nessuno può credere che chi ha preoccupazioni sui mutui, sugli stipendi e quant'altro, voglia aggiungere un'altra preoccupazione non sua. La percezione è che poi tanto, sceso uno, l'altro non faccia meglio.

Confesso in terza istanza che ho una seconda visione della piazza, o meglio, dello spazio aperto, che è quello del luogo d'incontro. Immaginate un bel tavolino con qualche sedia, un buon punto d'incontro all'ombra dove sedersi, prendere un drink, chiaccherare del più e del meno. Non migliaia di persone, pochi amici. Si passa il tempo, si pensa in positivo, c'è un bel venticello, c'è quiete, un'atmosfera da otium, magari pensando alle vacanze. Chissà che vuol dire...




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