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Innoxius
politica interna
2 settembre 2009
Il centro accetti la sfida "alla francese"

Nell'Unione di Centro credo sia totale l'idea che la legge elettorale debba essere proporzionale sulla scia del modello tedesco; si ritiene, infatti, che un sistema politico così plasmato garantirebbe lo spazio necessario affinché possa emergere un'area di centro autonoma e libera dai poli di destra e sinistra, e magari dia le chiavi del sistema stesso, ossia si possa fare da "ago della bilancia". Linea classica sulla scia del pensiero di don Sturzo (che all'epoca immaginava un partito dei cattolici alieno dai socialisti e dai liberali conservatori).

A me il sistema tedesco non è mai piaciuto perché l'ho sempre percepito carico di solfa della Prima Repubblica, in cui i partiti decidevano i governi a tavolino a scapito della volontà popolare. Sono sempre stato un convinto sostenitore del sistema maggioritario a doppio turno, alla "francese", in linea con il pensiero bipolarista. Continuo a sostenere che quel sistema sia il migliore.

Anzitutto, è vero che la tendenza generale del sistema maggioritario è quella di stabilire due poli che si contendono la vittoria; ma l'esperienza delle ultime presidenziali in Francia, con il risultato buono dell'Udf di Bayrou, ci dimostra che anche con questa legge elettorale è possibile mettere le basi perché il destino delle elezioni non si giochi soltanto a due, o magari, non è detto che i due poli debbano essere quelli di sinistra e destra. E' una tendenza generale, non uno schema fisso.

E poi il doppio turno: nel caso di un buon risultato ma che esclude il centro dal ballottaggio, c'è sempre la necessità che entrambi i contendenti trattino con gli altri competitors per vincere. Si diventerebbe sempre "ago della bilancia", ma lo si farebbe alla luce del sole, perché tutto sarebbe deciso dalla volontà popolare con il secondo turno. Molto, ma molto più democratico.

Sono convinto che anche nell'Unione di Centro possa trovare spazio una riflessione come questa, e sono fiducioso perché Casini tempo fa ha aperto a tale sistema, anche se sempre come seconda scelta.




permalink | inviato da Innoxius il 2/9/2009 alle 23:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
politica interna
3 agosto 2009
Urge partito della Nazione

E' quantomai clamoroso il quadro che ci viene offerto oggi dalla maggioranza di destra: un governo che pare una centrifuga, dilaniato da una parte della forza della Lega Nord e dall'altra dalle rivendicazioni eterodosse di un manipolo di sognatori del partito del Sud, mentre i preparativi per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia - su cui per giunta incombe la mannaia della riduzione dei fondi - sono ancora in alto mare.

E' chiaro, quindi, che in questo contesto è totalmente necessario che si organizzi un'unione di forze che si ponga a difesa dell'unità del nostro Paese: urge un partito della Nazione, che dica sì al governo e alla libertà delle autonomie locali in alcune materie, in linea con la Costituzione, ma che si opponga a interessi regionalistici e a soluzioni pasticciate.

Oggi, nel panorama politico italiano, l'unica forza che è in grado di formare un baluardo credibile è l'Unione di Centro, non ne esiste nessun'altra. Il PdL è un partito che ha tanti consensi ma si regge solo sul carisma di Berlusconi, dopo cui si sfascierà il centrodestra; per di più, ha avuto molti consensi al Sud ma lo ha sostanzialmente tradito. Dall'altra parte, il Pd è un partito regionalistico, ossia ha una forza molto marcata nelle regioni ex rosse, in cui peraltro si sta sgretolando il suo impero (nelle Marche e nell'Umbria ha già perso la leadership); il meglio che riesce a fare, peraltro, è scimmiottare il modello della Lega (Pd o coordinamento del Nord), senza peraltro essere autenticamente un partito federale.

Dico l'Unione di Centro perché è stato il solo che si è opposto al federalismo coatto della Lega Nord, una riforma a cui si sono piegati tutti nonostante Tremonti abbia ammesso candidamente che non se ne conoscono i costi (e quindi neanche i vantaggi), e che pertanto ha mostrato una lucida coerenza tra le parole e i fatti. Ora resta solo da fare una cosa: far crescere questa nuova forza, proponendo un modello di anelli che però fanno parte di una stessa catena, di un solo Paese e di una sola Nazione: non sono i Piemontesi più i Pugliesi più eccetera a fare l'Italia, ma gli Italiani. Con un mio personale consiglio: se il centro vuole essere coerente fino in fondo, allora non decida di entrare in alleanze di centrodestra al solo scopo di fare il contraltare della Lega. La Lega Nord non va contenuta, va combattuta.




permalink | inviato da Innoxius il 3/8/2009 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
politica interna
29 luglio 2009
Il centro secondo me

Riprendo una riflessione che ho scritto sul blog di Tabacci a proposito di come penso dovrebbe configurarsi l'Unione di Centro, partendo dalle considerazioni di Buttiglione, secondo cui, se non ho capito male, deve esserci una grande forza di sinistra, ma il PD deve rinunciare a voler essere la sintesi tra cattolicesimo e sinistra.

«Dico la mia sul pensiero di Buttiglione sul Pd: non condivido. Non condivido perché, anzitutto, il Pd è il compimento di un percorso storico e politico che non si può ignorare. Cattolicesimo democratico e sinistra, laici e credenti a sinistra si sono incontrati da tempo ed è innegabile. Così come Casini ha puntualizzato che lui non può essere il nuovo Prodi perché non è di derivazione dossettiana, Buttiglione rifletta su questo punto, e su un altro, ossia: se il centro vuole essere qualcosa di nuovo, e se davvero, come ha detto Casini, la Dc è morta e sepolta, allora la voglia di Buttiglione di riunire tutti i cattolici non sta in piedi (anche perché non saprei come si ritroverebbe con la Rosy). 

Starebbe in piedi invece che l'UdC rinascesse come la nuova Margherita; non parlo della collocazione politica, ma dell'esperienza di un partito liberaldemocratico con un profumo cattolico, che dentro aveva anche una rappresentanza laica non subalterna (Cacciari, Dato, Zanone, ecc...). Anche perché, inter nos, penso che su certi temi anche il centro possa avere posizioni più aperte e non esclusivamente di derivazione, diciamo, cristiano-conservatrice, e voglia perseguire semmai non un cattolicesimo bigotto, ma una reale adesione, anche pratica e non solo ideale, a certi valori.

Così come la politica dei due forni, per un bipolarista convinto come me, non è che sia tanto entusiasmante, anche se il passaggio sulle alleanze mi è piaciuto: prima l'identità del partito, poi l'alleanza. Una cosa che avrei preteso di sentire da almeno un esponente del Pd allorché frequentavo ancora certi spazi, ma mi rassegno perché sono ligi a pensare all'ombelico, non alla politica
».

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